Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza. (Dante Alighieri)
mercoledì 25 giugno 2014
Felipe VI, nuovo re di Spagna
Felipe VI è il nuovo re di Spagna. Succede al padre Juan Carlos che ha regnato per 39 anni. Il nuovo monarca, in uniforme di gala, ha giurato fedeltà alla costituzione approvata nel 1978. A lui spetta il compito di consolidare la corona, mediare fra rivendicazioni indipendentiste e centralismo in un paese minato dalla crisi economica. Felipe ha esordito da nuovo re affermando: <Incarno una monarchia rinnovata per un tempo nuovo> e ha proseguito <In questa Spagna diversa e basata sulla solidarietà dei suoi popoli, entriamo tutti> terminando il discorso con il saluto in spagnolo, basco, catalano e galiziano. Al suo fianco c'è Letizia, 41 anni, prima regina borghese e divorziata. Impeccabile, alla cerimonia del giuramento, in completo bianco con al petto il fiocco dell'ordine di Carlo III.
Felipe che è di stirpe borbonica, è nato a Madrid nel 1968 dopo le sorelle Elena e Cristina, è descritto dalla stampa spagnola come sobrio, introverso, serio e fedele. Diverso dal padre famoso per i suoi modi cordiali ma anche per una certa propensione agli scandali.
Felipe VI di Borbone e Grecia è dunque il nuovo volto della monarchia spagnola.
Plus ultra
martedì 27 maggio 2014
Elezioni europee 2014
Quello italiano è un voto, fra i pochi nel resto d'Europa, che premia e legittima il governo attualmente in carica. Un voto pro Europa e di conseguenza pro Euro in quanto risulta tutto sommato contenuta l'affermazione dei pariti euro scettici.Diverso lo scenario uscito dalle urne in paesi importanti come Francia e Gran Bretagna. Nel paese transalpino il Front National di Marine Le Pen iper critico nei confronti delle politiche dell'Unione europea arriva al 25% e crolla il partito di governo del socialista Hollande che si attesta al 14,7%. Oltremanica come prevedibile si registra il grande successo del partito euro scettico di Neigel Farage che raggiunge quota 31% e relativa battuta d'arresto del partito di governo del conservatore Cameron. Hanno espresso il loro voto 28 paesi aderenti all'Unione Europea che hanno eletto 750 deputati i quali daranno vita ad una diatriba politica tra europeisti ed euro scettici come mai finora.
E pluribus unum
mercoledì 30 aprile 2014
Santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II
Domenica 27 maggio maggio la Chiesa ha canonizzato i pontefici Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.
Papa Francesco, che ha concelebrato la funzione religiosa insieme al Papa emerito Benedetto XVI, definisce i due nuovi santi <Uomini coraggiosi> che < hanno dato testimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà di Dio e della sua misericordia> e che <hanno contribuito in maniera indelebile alla causa dello sviluppo dei popoli e della pace>. Il rito di canonizzazione è stato seguito da ottocentomila pellegrini giunti a Roma e 34 fra capi di stato e di governo. La reliquia portate all'altare per papa Roncalli è stata un pezzetto di pelle mentre per papa Wojtyla una piccola ampolla con il sangue. Nel primo pomeriggio, con un lunghissimo serpentone di fedeli, è iniziata la venerazione sulle tombe dei nuovi santi all'interno della basilica vaticana.
<Cari figlioli, tornando a casa, troverete i bambini: date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa>. Fu questa una celebre frase di Giovanni XXIII (260° successore di Pietro) emblematica dell'umiltà e umanità del pontefice. Papa Roncalli è soprattutto il papa del concilio. Nel 1962 indisse il Concilio ecumenico Vaticano II, che portato a termine da Paolo VI, apportò notevoli cambiamenti all'organizzazione della Chiesa e alla liturgia (significativo l'abbandono del latino e l'altare versus populum). Pacem in terris è l'ultima (1963) e più conosciuta enciclica scritta da Giovanni XXIII, nella quale evidenzia la necessità che tutti gli uomini di buona volontà cerchino il dialogo e il negoziato. <Non abbiate paura. Aprite anzi spalancate le porte a Cristo!> è soltanto
una delle celebri frasi accostate al ricordo di Giovanni Paolo II. Il pontificato di Karol Jozef Wojtyla (264° successore di Pietro) con quasi ventisette anni di durata è il terzo della storia della Chiesa. Nel corso del suo pontificato, papa Wojtyla ha dedicato grande attenzione alla causa dell'unità dei cristiani, alla costruzione della pace e della giustizia fra le nazioni. Il papa polacco si espresse con fermezza contro quella che definì "la cultura della morte" prendendo netta posizione contro aborto, eutanasia e matrimoni omosessuali. L'attentato subito in Piazza San Pietro nel 1981, l'istituzione delle Giornate Mondiali della Gioventù, il Giubileo del 1983 e del 2000, i numerosi viaggi apostolici hanno segnato il suo periodo di regno della Chiesa Cattolica e della cristianità.Totus tuus
venerdì 7 marzo 2014
Italiani di Crimea
La storia prende il via all'inizio dell'Ottocento quando immigrati italiani provenienti per lo più da Liguria, Campania e Puglia approdano a Kerc (oggi città di circa centocinquantamila abitanti) allettati da buoni guadagni, dalle terre fertili della regione e da un mare pescoso. In prevalenza sono, agricoltori, pescatori, muratori e addetti alla cantieristica navale. Nel 1840 vi era stata già costruita una chiesa cattolica che ancora oggi è denominata "la chiesa degli italiani". Altre città dove trovarono dimora gli italiani furono: Feodosia, Simferopoli, Odessa, Mariupol.
Nel 1915 a Kerc gli italiani avevano costruito anche una scuola elementare, una biblioteca, una sala riunioni, un club e una società cooperativa. Il giornale locale pubblicava regolarmente articoli in italiano. Con l'avvento al potere del comunismo, per la comunità italiana in Crimea inizia la persecuzione e chi riesce decide di tornare in patria. Nel periodo tra il 1395 e il 1938 durante le purghe staliniane molti italiani sparirono nel nulla, arrestati con l'accusa di spionaggio. Le cose peggiorarono in piena seconda guerra mondiale; nei primi mesi del 1942 la minoranza italiana venne deportata. A ciascuno fu consentito di portare un bagaglio non superiore a otto chili. Fu un viaggio in treno verso l'interno estenuante durante i quali alcuni morirono, altri persero la vita nei campi di lavoro forzato. Si calcola che solo il 20% sopravvisse al termine del conflitto e poté fare ritorno in Crimea, ai quali furono tolti tutti gli averi, persino la terra del cimitero acquistata per seppellire i defunti.
Oggi nella penisola di Crimea si contano circa 500 italiani la maggior parte a Kerc, dove è presente l'associazione C.E.R.K.I.O. (Comunità degli Emigrati in Regione di Krimea - Italiani di Origine).I sopravvissuti che portano nomi e cognomi italiani raccontano le vicissitudini degli anni difficili, come la deportata Giovannella Fabiano: <Ci portarono prima in nave, poi in treno, su vagoni solitamente dedicati al bestiame. In Kazakistan faceva molto freddo e noi non avevamo vestiti pesanti ne calzature>. Natale De Martino racconta: <Molti morirono durante il percorso, morirono per il freddo, la fame e le malattie. Noi che riuscimmo ad arrivare in Kazakistan fummo trattati come nemici con tutta la crudeltà possibile. Gli italiani lavoravano nei Kolchoz e ricevevano una razione scarsa di cibo; un pochino di grano e qualche patata, poi tutti gli idonei furono presi per i lavoro forzati, pochissimi tornarono a casa>. Il giovane Alessio Dell'Olio, nipote di deportati, dice: <Studio l'italiano in onore di mia nonna, voglio riprendermi le radici strappate con la violenza, fino a qualche anno fa non potevamo parlarlo, era pericoloso perché il regime comunista lo vietava, si rischiava di essere perseguitati>.
Ad oggi la vicenda degli italiani in Crimea è in parte dimenticata al pari di altre come quella degli esuli istriani e giuliani o degli italiani cacciati dalla Libia. Gli italiani in Crimea continuano ancora a non essere riconosciuti come minoranza.
Vox clamantis in deserto
martedì 21 gennaio 2014
La libertà religiosa nel mondo
La libertà religiosa è quel diritto a manifestare, senza limitazioni da parte di autorità costituite, il proprio credo. Oggigiorno, come nel passato, non sempre questa libertà è garantita.
I cristiani sparsi nel globo sono i più esposti a pagare un tributo di sangue. Ma più che le aride cifre che quasi quotidianamente aggiornano questo triste bollettino, è fondamentale far conoscere i nomi e le storie di persone che spesso antepongono la fedeltà a Dio alla loro stessa vita.
Estrapolando qualche caso recente è possibile citare l'uccisione nel 2007 a Mosul in Iraq di padre Ragheed Gianni e di tre diaconi o nello stesso anno l'assassinio di Rami Khader Ayyad titolare di una libreria cristiana a Gaza. Nel 2011 nelle Filippine viene ucciso padre Fausto Tentorio, 59 anni, 32 dei quali spesi come missionario.Tentorio è stato raggiunto da due colpi alla testa. Il missionario da tempo era impegnato nell'aiuto ai gruppi tribali spesso derubati delle terre ed emarginati. Sempre nel 2011 un attentato nella chiesa dei Santi ad Alessandria d'Egitto ha provocato 21 morti. In Somalia un ragazzo di 17 anni vine rapito e decapitato da militanti di Al-Shabaab il cui motto è "Non c'è divinità se non Allah".
Nel 2012 105.000 cristiani hanno perso la vita, un morto ogni 5 minuti. In quell'anno in Nigeria (nei due anni precedenti, attentati nel periodo natalizio hanno provocato complessivamente oltre cento vittime) un attacco portato a termine da un kamikaze che conduceva un' auto imbottita di esplosivo contro una chiesa ha provocato 15 morti.
Lo scorso anno nelle Filippine è stato ucciso il laico cattolico Dexte Condez, impegnato nella difesa dei diritti degli indigeni del gruppo Ati. A Zanziabr Don Evarsit Mushi viene assassinato appena arrivato alla Cattedrale di San Giuseppe per celebrale messa, nei giorni precedenti i giornali locali avevano riportato la notizia di minacce di un gruppo criminale di uccidere vescovi e sacerdoti. Suor Marie Emmanuel Helesbeux, missionaria francese in Madagascar, bastonata e strangolata da tre persone che secondo le indagini devano restituire una somma alla religiosa. La suora prestava attività missionaria nell'isola malgascia da 42 anni ed era molto stimata dalla popolazione per la sua opera di carità.
All'inizio di quest'anno gli islamici del Bangladesh hanno ammazzato Ovidio Marandy, fratello di un sacerdote cattolico, colpevole di aver organizzato una manifestazione per denunciare le violenze perpetrate dai mussulmani.
Nella Cina comunista i cattolici sono considerati agenti di una potenza straniera e spesso sono incarcerati e costretti a lavori forzati nei Laogai (campi di prigionia).
Timor Est, isola in prevalenza cristiana, nel 1999 è stata occupata dal regime indonesiano di Suharto provocando un'emergenza umanitaria con 200.000 morti e 250.000 profughi.
In Afghanistan per la conversione al cristianesimo è tutt'ora prevista la pena di morte. In Arabia Saudita (paese che in Occidente è considerato erroneamente aperto su questo tema) i cristiani non possono manifestare pubblicamente la propria fede e il possesso della Bibbia è considerato un crimine.
In Vietnam sembra intensificarsi l'abbandono del paese soprattutto da parte dei cristiani a causa di espropri forzati di terreni e proprietà della Chiesa. In alcuni stati dell'India esistono leggi anticonversione.
Papa Giovanni Paolo II ha affermato: <In ogni continente e lungo l'intero Novecento c'è stato chi ha preferito farsi uccidere, piuttosto che venire meno alla propria missione> e papa Francesco avverte i missionari di <mettere in gioco la propria vita affinché il Regno di Dio sia annunziato e la Chiesa sia impiantata nel cuore del mondo>.
Deus caritas est
martedì 12 novembre 2013
La strage di Nassirya, dieci anni dopo
E’ stato il più grande tributo di
sangue dalla fine della seconda guerra mondiale: 12 carabinieri, 5 militari
dell’esercito e 2 giornalisti, oltre cinquanta i feriti e 9 i morti fra gli
iracheni.
Le dinamiche dell’attentato sono ormai
note. Erano le 10.40 del 12 novembre 2003 quando un camion cisterna pieno di esplosivo
sopraggiunge e salta in aria davanti alla base della Msu (Multinational
Specialized Unit) provocando l’esplosione del deposito di munizioni. Le ipotesi
e le polemiche sulla vulnerabilità della base sono molteplici.
Aureliamo Amadei, regista sopravvissuto alla strage, in un intervista dichiara
<la prima cosa che ho notato alla base
è che c’era una enorme differenza tra la base che avevo incontrato nel deserto
e questa nel centro di Nassiriya, assomigliava alle caserme dei Carabinieri in
una città occidentale, aveva semplicemente una curva per entrare, una semplice
sbarra di ingresso e una recinsione di hesco bastion molto bassa intorno>
e prosegue <i carabinieri che vivevano
nella base erano a perfetta conoscenza del pericolo e avevano più volte inviato
rapporti sulla situazione>.
Meno netta la posizione del giornalista di guerra Fausto Biloslavo che sostiene
<la base sarebbe stata resa
parzialmente sicura solo dal blocco del ponte e della via principale davanti
alla caserma>.
L’ex brigadiere dei Carabinieri
Piero Follesa, congedato per disturbo da stress post-traumatico, dichiara che
la caserma fu attaccata perché non abbastanza protetta.
L’inchiesta condotta dall’Esercito
sostiene che la base posta la centro della città era erroneamente priva di un
percorso a zig-zag per entrare al suo interno, differente la conclusione a cui
giunge l’inchiesta dei Carabinieri che non evidenzia omissioni in merito all’organizzazione
della sicurezza della base.
La certezza di aver perso degli
uomini che compievano il loro dovere come ogni giorno e ai quali va il nostro
perpetuo ricordo e la nostra preghiera.
Requiem aeternam
dona eis, Domine.
venerdì 11 ottobre 2013
Immigrazione: stragi e costi
Il bilancio forse ancora non del tutto definitivo è di 339
morti. Alcune stime parlano del rischio di recuperare fino a cinquecento
cadaveri. Come spesso accade in questi
casi divampano le polemiche. Chi pro e chi contro l’immigrazione. Il ministro
dell’integrazione Kyenge al convegno dei giovani di Confindustria dichiara:
<l’integrazione è uno dei fattori per
lo sviluppo economico del nostro paese>. A queste dichiarazioni
ufficiali, altri contrappongono i costi: 1 miliardo e 668 milioni di euro
complessivi tra risorse nazionali e comunitarie spese nel periodo 2005-2012 per
il programma di contrasto all’immigrazione clandestina (controllo delle
frontiere, sicurezza per il Mezzogiorno, nuove tecnologie per l’identificazione,
rimpatri), e che il 95% dei detenuti stranieri è clandestino o risiede
irregolarmente nel nostro paese.
Mentre a Lampedusa, va in scena la sfilata delle autorità
politiche, in Sicilia proseguono gli sbarchi. Il presidente della Commissione
Ue Barroso esclama: <voglio vedere con
i miei occhi e valutare cosa possiamo fare insieme>. Il
presidente del Parlamento europeo Schulz invoca <un urgente e nuova strategia Ue sull’immigrazione>.
Restano due fatti indiscutibili: che esistono organizzazione
criminali – spesso libiche – che disprezzano le vite umane da una parte e la
generosità del popolo italiano dall’altra che nonostante le difficoltà
economiche e sociali che sta attraversando si prodiga nel concreto ad aiutare,
come sempre.
Mors omnia solvit
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